Una cupola dorata di mandorle e semolino, ricoperta da un sottile strato di cioccolato: il dolce simbolo di Pescara e del Natale abruzzese.
Il parrozzo è una torta a forma di cupola preparata con mandorle, semolino o farina, uova e zucchero, e ricoperta di cioccolato fondente. È uno dei dolci più rappresentativi dell'Abruzzo.
Nacque a Pescara all'inizio del Novecento, ispirato al "pan rozzo", il pane rustico di farina di mais dei contadini abruzzesi: il giallo dell'interno ricorda la mollica di mais, mentre il cioccolato richiama la crosta bruciacchiata del pane cotto a legna.
Il nome è legato a Gabriele D'Annunzio, che apprezzò molto il dolce e gli dedicò alcuni versi scherzosi. Oggi il parrozzo è il protagonista delle tavole abruzzesi durante le feste di Natale.
Lo stampo tradizionale è a semisfera; in alternativa si può usare uno stampo da zuccotto ben imburrato.
Trita finemente le mandorle con un paio di cucchiai di zucchero, fino a ottenere una farina.
Monta i tuorli con lo zucchero e la scorza d'arancia fino a ottenere una crema chiara e gonfia.
Unisci la farina di mandorle, il semolino e la fecola setacciata, mescolando con delicatezza.
Incorpora gli albumi montati a neve ferma con movimenti dal basso verso l'alto.
Versa nello stampo a cupola imburrato e infarinato e cuoci in forno statico a 170 °C per circa 45-50 minuti.
Sforma il dolce, lascialo raffreddare e ricoprilo con il cioccolato fuso, lasciandolo solidificare.
Alcune ricette usano farina di mais al posto del semolino, per richiamare ancora di più il colore del pane contadino.
Un cucchiaio di liquore all'arancia o di rum nell'impasto rende il profumo più intenso; va evitato se il dolce è per i bambini.
Cotto in piccoli stampi a semisfera, diventa un dolcetto da offrire durante le feste o da regalare.
Il nome deriva da "pan rozzo", il pane rustico dei contadini abruzzesi a cui il dolce si ispira per forma e colori.
Sì, sostituendo il semolino con farina di mais certificata senza glutine o con altra fecola. Bisogna però controllare che tutti gli ingredienti, compreso il cioccolato, siano adatti.
Anche due o tre giorni prima: ben conservato, il parrozzo mantiene morbidezza e profumo e spesso è ancora più buono il giorno dopo.
Scopri le altre torte della tradizione italiana oppure gli altri dolci tipici delle regioni.