Il dolce natalizio di Roma: frutta secca, uvetta e miele racchiusi in un impasto scuro e coperti da una glassa dorata.
Il pangiallo è il dolce tipico del Natale a Roma e nel Lazio. È una pagnotta bassa e compatta di frutta secca, miele e poca farina, ricoperta da una sottile pastella che in cottura diventa gialla e lucida.
Una tradizione molto citata lo collega alle feste del solstizio d'inverno dell'antica Roma, quando si preparavano pani dorati per propiziare il ritorno del sole: è un racconto suggestivo, ma non documentato con certezza.
Un tempo il colore dorato si otteneva con lo zafferano; oggi la copertura si prepara spesso con farina, olio e un po' di curcuma o zafferano.
Tanta frutta secca e pochissima farina: è un dolce ricco, da tagliare a fette sottili.
Tosta leggermente nocciole e mandorle e tritale grossolanamente con le noci. Ammolla l'uvetta.
Scalda il miele con il cioccolato a fuoco basso finché è fluido.
Unisci frutta secca, pinoli, uvetta, canditi, spezie, farina e il miele caldo: deve risultare denso e appiccicoso.
Con le mani bagnate forma due pagnotte basse e ovali e mettile su una teglia con carta forno.
Mescola farina, olio, acqua e zafferano in una pastella fluida e spennellala su tutta la superficie.
Cuoci a 170 °C per circa 35-40 minuti. Lascia riposare almeno una notte prima di tagliarlo.
La versione più antica non prevede cacao né cioccolato: il colore scuro viene solo dal miele e dalla frutta secca.
In alcune zone del Lazio si aggiungono fichi secchi o prugne per un impasto più morbido.
Nella Tuscia e nella campagna romana il miele viene in parte sostituito dal mosto cotto.
Per la copertura dorata, ottenuta con una pastella colorata con zafferano o curcuma, che lo fa sembrare un piccolo sole.
Sono parenti: entrambi sono a base di frutta secca e miele. Il panforte senese è più basso, speziato e coperto di zucchero a velo; il pangiallo ha la tipica glassa gialla.
Sì, anzi migliora dopo qualche giorno. Si può preparare anche due settimane prima di Natale.
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